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    La Venere perduta di Giorgio Pagano (5 gennaio 2015)

    La Venere perduta

    di Giorgio Pagano

    La Venere perduta

    – La chiusura, causa inquinamento, di due spiagge -San Terenzo e il Colombo- nei giorni di Ferragosto, ha rappresentato, quest’estate, un colpo durissimo all’immagine di Lerici. Ricordo i commenti tranchant che in quei giorni ascoltavo dai turisti, e la sofferenza che, come lericino, provavo. Nelle scorse settimane ho partecipato all’incontro organizzato dalla Società Marittima di Mutuo Soccorso, dal Comitato di Frazione di Lerici e dal circolo lericino di Legambiente sul tema “Il litorale lericino, problematiche, proposte e soluzioni”. In quell’occasione il “cahier de doleances” non riguardava solo l’inquinamento marino ma era molto più ampio: la privatizzazione della costa e la diminuzione delle spiagge pubbliche, i sentieri interrotti e privatizzati, l’insabbiamento della baia lericina, lo stato di abbandono della Scuola di vela di Santa Teresa, la situazione della Caletta (sentieri, scarichi fognari, impatto sul paesaggio della segnalazione delle “colonne romane”), l’innalzamento dell’albergo del Colombo… Insomma, se Spezia ha perduto il suo mare e deve “riconquistarlo”, Lerici lo ha sempre avuto ma non sempre lo ha amato e valorizzato (o quantomeno non l’hanno fatto molti suoi governanti…).
    A questo quadro già allarmante va aggiunto un tassello, che è forse il più grave di tutti. Mi riferisco allo stato di degrado di quello che era un prezioso angolo di verde sul mare, la Vallata della Venere Azzurra, e che è diventato, da una quindicina d’anni, un’area di “devastazione ambientale”: un cantiere fermo da anni, uno sbancamento su cui doveva sorgere un albergo; a fianco la RTA (Residenza Turistica Alberghiera), completata ma mai inaugurata; più in basso un enorme parcheggio a raso, una distesa di macchine; infine, sul lungomare, una palazzina in costruzione. Si poteva evitare questo scempio? E, soprattutto, come uscirne? Per ragionarne bisogna fare un po’ di storia.
    La vicenda nasce negli anni Sessanta del secolo scorso. L’area era di proprietà privata: proprietario era il SIT (Sindacato Immobiliare Turistico). Il 23 marzo 1965 il Comune di Lerici deliberò l’acquisizione delle aree (92.148 mq) al prezzo di Lire 172.055.357. Il Comune aveva come obbiettivi la realizzazione di case popolari, di una zona alberghiera, di impianti sportivi e di un parco pubblico; nonché la costruzione di una strada di collegamento tra il lungomare e la provinciale Scoglietti-Pugliola e la comunale Pitelli-Pugliola. Il SIT fece ricorso e presentò al Comune un piano di lottizzazione che prevedeva la realizzazione di case, ovviamente non popolari. Fu su questa base che il Comune rinunciò all’esproprio e firmò una convenzione con il SIT, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 dicembre 1965. In cambio della lottizzazione il SIT si impegnava a realizzare la strada (il cui tracciato fu poi modificato dal Piano Regolatore del 1971); a cedere al Comune le aree per realizzare gli impianti sportivi e il verde pubblico, nonché il parco Shelley e la retrostante pineta e due ville sul lungomare, già sede del Cisita. La convenzione originaria prevedeva 87.000 mq edificabili, ridotti a 64.500 nel 1971 (nuovo Piano Regolatore), a 58.000 nel 1974 e a 45.684 nel 1986 (ancora un nuovo Piano Regolatore). Progressivamente si riduce la superficie per l’edilizia e aumenta quella per la zona alberghiera, prevista dal Piano del ’71 nella parte in alto, alle spalle delle attrezzature sportive e del parco pubblico.
    Nel frattempo -siamo all’inizio degli anni Novanta- si sviluppa una nuova sensibilità ambientale: la Regione Liguria, nel 1991, approva le osservazioni al Piano Regolatore del 1988 che riducono le possibilità di edificazione previste, e il Comune di Lerici le fa sue. Il quadro politico locale è in forte movimento: dopo anni di Giunte di sinistra Pci-Psi, prima si forma, nel 1988, una Giunta Dc-Psi-Pri (Sindaco Ignazio Ferrari del Psi), poi il partito erede del Pci, il Pds, si allea, nel 1990, con una parte della Dc e con i Verdi. Ed è quest’ultima Giunta, guidata da Settimo Scatena (Pds), che sposa la linea della Regione. Ecco la motivazione di allora dell’assessore all’urbanistica Aldo Sammartano: “Dal 1951 a oggi a Lerici si è registrato un forte calo demografico, ma nonostante ciò abbiamo assistito a un massiccio sviluppo del patrimonio edilizio. Poiché l’estendersi degli insediamenti abitativi non ha certo risolto in molti casi il problema dell’alloggio dei residenti, è evidente che l’aumento dell’edificazione nel lericino si è tradotto per lo più in ‘seconde case’. Qualche cifra: da 13.184 abitanti nel 1951 si è passati a 13.983 nel 1981 per finire ai 12.956 del ’91. A questo calo è corrisposto un aumento costante delle stanze totali esistenti nel Comune: dalle 12.672 nel 1951 si è passati alle 24.662 stanze del 1971 fino a sfiorare le 30.000 stanze nel 1981. Alla crescita considerevole dei locali non è però corrisposta l’occupazione dei medesimi: nel ’61 le stanze non occupate erano 2.239, nel ’71 salivano a 5.795 mentre nell’81 erano ben 8.668. Con tali premesse, l’Amministrazione ha deciso di esprimere un giudizio positivo sul ridimensionamento dello sviluppo edile sul territorio deciso dalla Regione”. Scatena annunciò anche di voler spostare più a monte, come consigliato dalla Regione, il parcheggio interrato che era stato previsto nella parte inferiore; la sommità del parcheggio avrebbe dovuto essere riutilizzata in senso sportivo (campetto da bocce o campo da pattinaggio), mentre la parte inferiore avrebbe dovuto ospitare uno spazio per spettacoli, tipo “anfiteatro sul mare”.
    Da allora, però, le cose sono andate per un altro verso. Il Sindaco Ferrari, che governò con la Dc e il Pri dal 1988 al 1990, e il Sindaco Scatena, che governò con una parte della Dc e i Verdi dal 1990 al 1992, vale a dire i protagonisti più coerenti di due visioni diverse del futuro di Lerici, una più attenta allo sviluppo, una più attenta all’ambiente, continuano oggi a essere fieramente convinti delle loro posizioni di allora, ma concordano nella critica aspra a scelte compiute negli anni successivi: dalla rinuncia al parcheggio interrato a favore dell’enorme distesa a raso esistente, fino alla scelta di cedere a un privato le aree in riva al mare in cui realizzare una palazzina (attualmente in costruzione). E Ferrari non si capacita della rinuncia del Comune alle due ville ex Cisita (“se le son fatte portar via”, mi dice). I due sono uniti anche nella critica al secondo piano dell’hotel del Colombo, anzi: “è stato un errore anche il primo piano, il muro che separa dal mare c’è già”, sostengono.
    Il Piano Regolatore del 2002, comunque, per quanto riguarda la Vallata diminuì ancora le volumetrie: 3.550 mq. per l’albergo, 2.750 mq. per la RTA (appartamenti in affitto ai turisti con una gestione unitaria). Ma la crisi finanziaria del 2008 ha stoppato l’operazione nel frattempo avviata, e oggi ci troviamo di fronte a due distinte incompiute, senza più proprietari, perché falliti. Il Tribunale spezzino, il 18 novembre scorso, ha messo all’asta i terreni già sbancati destinati all’albergo: ma l’asta è andata deserta. Ci sarà un’asta anche per la RTA, già ultimata e arredata, ma non c’è da essere ottimisti. Un amico esperto in materia mi ha detto cose molto nette: “Il progetto dell’albergo è molto costoso, non c’è rapporto tra investimento e redditività, come si può pensare che qualcuno compri il terreno?”. E ancora: “Anche la RTA non è redditiva, perché a Lerici non c’è una domanda turistica di appartamenti in affitto per dodici mesi”.
    Ora la Giunta guidata da Marco Caluri (Pd) vuole, in campo urbanistico, correre ai ripari: sta per portare in Consiglio Comunale una variante generale, contestuale alla verifica di adeguatezza del Puc del 2002, attualmente in vigore. L’assessore all’urbanistica Dino Baudone ha detto alla Nazione: “La variante prevede l’eliminazione della possibilità di nuove edificazioni in zone attualmente dichiarate edificabili. Prevede i divieti di nuovi parcheggi su tutto il territorio comunale e della possibilità di ampliamento delle strutture ricettive… E’ la chiusura del ciclo politico pianificatorio iniziato nel 2002 che ha portato ai risultati che ognuno di noi ha sotto gli occhi”. Ma Sondra Coggio, sul Secolo XIX, è critica: “La mannaia finisce per spazzare via solo le nuove case che avrebbero dovuto rafforzare il piccolo abitato del Senato, più un paio di costruzioni alla Serra e alle Tre Strade. Non ci sarà nessun taglio, invece, per le numerose edificazioni previste sulla fascia ben più pregiata dal punto di vista paesaggistico e fragile da quello geologico, tra San Terenzo, Lerici e Tellaro”. Comprese quelle previste alla Venere. La scelta ha un senso: la speranza che spuntino degli acquirenti. Ma non sarà facile. Se non ci si riuscirà, il Comune o troverà partner pubblici o simili (ma non è certo il momento perché gli enti pubblici si mettano a investire in strutture turistiche… a meno di non pensare a investimenti come quello effettuato dalla Fondazione Carispezia nel porticciolo Mirabello…), oppure non avrà altra strada che l’esproprio -come si voleva fare nel 1965!- ma questa volta per ripristinare il verde e realizzare un parco sul mare.
    La grande incompiuta della Venere dà il senso della grande difficoltà ad amministrare Lerici in questa fase storica. Pensando a questa vicenda, le domande si affollano: anche ammesso che il sito individuato sia quello giusto, perché non ci sono le condizioni economiche per un grande albergo a Lerici? Perché Lerici ha una performance turistica più bassa rispetto non solo alle Cinque Terre ma anche a Spezia? Perché la stagione turistica è così breve? E ancora, ricordando che la Vallata doveva servire originariamente per costruire case popolari: che cosa si può fare perché i ceti più deboli e i giovani possano trovare a Lerici una casa a prezzo equo? Se non è più possibile consumare altro suolo, quali misure alternative possono raggiungere lo scopo? Come fare a recuperare a fini abitativi edifici dismessi? E soprattutto: quali strumenti attivare per incentivare i proprietari di case sfitte ad affittare l’alloggio con un contratto convenzionato? Domande che richiamano un’altra questione fondamentale: i giovani torneranno a voler abitare a Lerici non solo se troveranno casa ma anche e soprattutto se troveranno un lavoro. E allora la domanda chiave è: quale lavoro, quale modello di sviluppo?
    La politica lericina non sta attraversando un momento facile: ben tre assessori dimissionari o dimissionati, il Pd commissariato, una crisi politica evidente. Il rischio è il tirare a campare, il bisogno è esattamente l’opposto: una nuova visione per il futuro. Ma il cambiamento sorgerà, se sorgerà, dal basso, dalla società, dall’impegno civile di tanti. Ecco perché l’Associazione Culturale Mediterraneo e la Società Marittima di Mutuo Soccorso organizzeranno, a gennaio, due incontri pubblici di riflessione sulla cultura e sul turismo. Mentre, grazie al tenace impegno di Lauro Cabano e di tanti altri, stanno prendendo corpo proposte di grande interesse su lavoro, nuovo modello di sviluppo e casa. La società civile lericina deve essere esigente, e nel contempo propositiva. Le istituzioni e la politica, per rigenerarsi e rifondarsi, hanno il dovere di ascoltarla.
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